Liberi e leggeri: l’arte del non attaccamento


“Live light, travel light spread the light, be the light”

Questa è una delle citazioni di Yogi Bhajan che più amo e che cerco di fare mia, perché credo fermamente che qui dentro sia racchiuso il segreto della felicità. Leggerezza, poche cose da portare con sé, la possibilità di saltare da un’avventura a un altra senza carichi pesanti. Ma anche la capacità di elaborare strada facendo quello che viviamo, quello che ci accade, ed eventualmente -se sentiamo che è il caso- decidere di non portarlo con noi.

Sì perché questo ci porta al cuore della questione, la delicata, complessa, atavica, spinosa e tuttavia centrale questione del “non-attaccamento”. Del resto questo  –insieme alla pratica- è uno dei principi fondamentali su cui poggia lo Yoga, come ci racconta Patanjali negli Yoga Sutra: è coltivando questi principi che la pratica evolve, la mente viene dominata e la realizzazione può avvenire.

Pratica (Abhyasa): l’attitudine di impegno continuo e costante per raggiungere e mantenere uno stato di tranquillità duraturo e profondo, che si manifesti in ogni azione e ogni parola che scegliamo.  

Non attaccamento (Vairagya): imparare a esplorare, incontrare e sistematicamente lasciar andare paure, avversioni, false identità che generano attaccamento e offuscano il vero Sé.  

In sostanza, la pratica ci mette nella giusta direzione e il non attaccamento ci permette di continuare il viaggio interiore senza venire fuorviati dalle sofferenze e dai piaceri del viaggio…

Quando siamo sul tappetino è più facile vederlo; con il tempo si sviluppa la capacità di sostenere anche asana intense, o mantenere la posizione per tempi più lunghi rispetto all’inizio; e si impara a sostenere l’intensità attraversandola senza scappare, certi della soddisfazione che ne ricaveremo alla fine. Tutto questo senza attaccamento al risultato, alla performance, a quel pizzico di competitività che ci fa aprire gli occhi durante la pratica per vedere come riesce quell’asana al nostro vicino…

Nella  vita questo si complica un po’, è normale. Abbiamo quasi tutti una  mente forte, che facilmente si attacca a pensieri e sentimenti, fino a identificarsi con essi. Ognuno di noi poi ha il proprio leitmotiv, ad esempio il senso di colpa o l’attaccamento al giudizio altrui. La pratica del Kundalini Yoga ci insegna a individuare (che non sempre è così evidente) il nostro personale leitmotiv e poi a scioglierlo al potente calore della luce della consapevolezza. Potete immaginare quanto sollievo, quale liberazione nasca da tutto questo. Quanti fardelli inutili finalmente cadrebbero ai nostri piedi, quante complicazioni si risolverebbero… 

Tante volte abbiamo paura di lasciar andare perché pensiamo che così perderemmo qualcosa, quando invece è proprio il contrario: ci guadagniamo, e tanto! E’ vero, all’inizio possiamo sentirci destabilizzati, vuoti ed è normale, dobbiamo ricostruire un nuovo assetto, un equilibrio nuovo. Come quando diamo via dei vestiti ai quali eravamo affezionati ma che in realtà non mettevamo più da anni, o forse non avevamo mai indossato; all’inizio magari ci sentiamo in colpa, pensiamo che forse avremo bisogno proprio di quell’indumento e non lo avremo più, che la persona che ce lo aveva regalato se ne accorgerà e ci rimarrà male… Ma poi,  quel vuoto nell’armadio diventa lo spazio per infinite nuove possibilità!

Quando smettiamo di attaccarci alle situazioni, alle persone, agli oggetti, alle emozioni (soprattutto a quelle dolorose) ci rendiamo conto di quante energie stavamo sprecando e quello che rimane è uno stato di neutralità, di silenzio, dal quale tutto può accadere, tutte le potenzialità sono nostre, sta solo a noi dirigere la nostra intenzione verso quello che vogliamo attirare.

Per finire, “non-attaccamento” non è la stesso che “distacco”, ma l’opposto: non significa allontanarsi dalla vita ma lasciarvi entrare quello che desideriamo senza essere dipendenti da nulla in particolare, mantenendo uno stato di presenza e consapevolezza mentre lasciamo spazio alla sorpresa.

Alla prossima settimana per parlare ancora un po’ di libertà… Vi aspetto!

Sat Nam

 


Informazioni su Giulia Guerrini

Mamma ed insegnante di Kundalini Yoga, Yoga dolce, Gravidanza consapevole, Yoga genitori & figli. Arriva allo yoga attraverso la danza classica e contemporanea ed esperienze di teatro sociale, grazie alle quali si rende conto di come il movimento influisca sulla mente e sullo stato animico. Si forma come istruttrice di Kundalini Yoga secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan presso il centro Shunia di Barcellona. È istruttrice certificata di yoga per bambini secondo il metodo Childplay, elaborato da Gurudass Kaur, e di yoga in gravidanza, metodo Conscious Pregnancy. È membro dell’Associazione Internazionale Insegnanti di Kundalini Yoga (IKYTA) e IKYTA Italia. Attualmente vive e lavora a Catania.